M/v CMA CGM Alexander Von Humboldt: quando un ideale rende un uomo immortale

La CMA CGM Alexander Von Humboldt è una delle portacontainer più grandi della flotta della compagnia francese: con i suoi oltre 16000 TEU di capacità, viene utilizzata regolarmente nel servizio FAL-1 (French Asia Line) assieme alle altre ammiraglie: giganti dei mari come l'ultima arrivata CMA CGM Jacques Saadé, la CMA CGM Antone di Saint Exupery ,e la CMA CGM Jules Verne navigano tra i porti del nord Europa e quelli dell'estremo oriente in un valtzer continuo tra Amburgo, Busan, Rotterdam, Shanghai, Dunkerque e Singapore.

Nella foto, la CMA CGM Alexander Von Humboldt attraccata al porto di Southampton

Questa nave insomma, è una grande viaggiatrice: mai scelta del nome quindi fu più felice: Alexander Von Humboldt è stato infatti uno degli esploratori e naturalisti più importanti e influenti della storia, anche se le sue imprese sono conosciute soltanto nell'ambito delle scienze naturali e della geografia moderna, di cui è considerato unanimemente il padre fondatore. E' stato uno studioso a tutto tondo, un entusiasta della ricerca scientifica, un uomo mosso da altissimi ideali e spinto dalla sete di conoscenza che inseguì per tutta la sua lunga vita: dopo più di 250 anni dalla sua nascita (celebrata nel 2019 con numerose conferenze e seminari tra gli addetti ai lavori) ancora oggi è un punto di riferimento tra geografi, naturalisti , botanici, viaggiatori ed esploratori.

Tutta la sua vita infatti è stata un appassionante cammino alla scoperta del mondo: Alexander era mosso da un grandissimo interesse di cogliere e catturare ogni intimo dettaglio della natura; era curioso di tutto, ansioso di studiare e approfondire ogni aspetto della realtà, cercando di spiegare fatti e fenomeni cercandone le cause scatenanti e non lasciando niente al caso. Non ebbe paura di viaggiare, lanciarsi in mirabolanti e lunghissimi viaggi, scalare montagne, correre rischi per amore della conoscenza: incarnò perfettamente quell'ideale che tanto bene il sommo Dante ha descritto nella Divina Commedia con le parole di Ulisse, altro eterno viaggiatore, con il notissimo verso:

"Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma a seguir virtute e canoscenza" (Inferno, canto XXVI)

L'ammonimento di Ulisse, dirompente nell'apertura (ricordatevi la vostra natura, il vostro "seme" da cui avete origine) e brutalmente tonitruante nell'incedere (si può sentire quasi l'impeto della voce di Ulisse nelle due parole "fatti" e "foste", cosi vicine e cosi contrapposte) e perentorio nel finale (siete bruti se non seguite la virtù e la conoscenza, che per Dante vanno di pari passo: solo i saggi sono virtuosi) sprona il viaggiatore infernale e tutti i lettori dell'opera a perseguire l'obiettivo della conoscenza, della curiosità, evitando di fermarsi alle apparenze o nel pantano della ignoranza, pericolosissima palude dal facilissimo accesso, e in cui spesso siamo "spinti" da stimoli esterni. 

Alexander Von Humbolt durante tutta la sua straordinaria vita  non smise mai di essere curioso, di stupirsi e di cercare di comprendere la realtà che aveva sotto gli occhi.

Fréederic Cristophe de Houdedot - Ritratto di Humboldt, 1807

Di famiglia nobile e molto agiata (il padre era ufficiale prussiano e in seguito ciambellano per meriti di guerra, la madre di nobile discendenza ugonotta), la sua infanzia venne segnata dalla prematura e improvvisa morte del padre, avvenuta nel 1779, quando il piccolo Alexander aveva solo dieci anni. Rimasto da solo con il fratello maggiore e la madre - donna austera, rigida e anaffettiva - sviluppa sin dalla tenera età un forte interesse per le scienze naturali nelle loro molteplici sfaccettature e manifestazioni, attitudine che lo accompagnerà fino alla morte, avvenuta all'invidiabile età di ottantanove anni; lo studio della natura e della complessità che lo circonda diventa anche una via di fuga da anni "noiosi", come li avrebbe definiti lui stesso, ma anche dal lutto che lo ha segnato cosi profondamente.

Una volta compiuta la maggiore età, Alexander lascia la casa dei genitori per iniziare il suo percorso accademico, prima nella piccola università di Francoforte sull'Oder e in seguito all'università di Gottinga: i suoi interessi sono molteplici: segue lezioni di finanza, scienze mercantili, medicina, fisica, matematica, scienze storiche e scienze naturali. E' doveroso sottolineare come a quel tempo lo studio della scienza e delle discipline ad essa correlate fosse considerata al pari di uno svago per persone abbienti: si era ancora in un periodo storico dominato dalla credenze religiose e popolari, che spesso servivano a spiegare fenomeni naturali di difficile comprensione; Von Humboldt era pienamente cosciente di questo limite e di questa barriera, che intendeva distruggere con i suoi ideali e la sua forza di volontà.

Nel 1791 venne assunto nella società mineraria prussiana: contestualmente all'attività lavorativa di ispettore agli scavi continuò gli studi in scienze minerarie, svegliandosi ogni mattina alle cinque per studiare prima di iniziare ad accompagnare i minatori nelle viscere della terra; aveva una mente brillante e una forza di volontà encomiabile, e concluse un corso di tre anni in soli otto mesi mentre nel frattempo scrisse trattati di botanica e di geologia. Era un uomo attento e sensibile che aborriva ogni manifestazione di razzismo e di classismo: il suo rapporto con i minatori era egualitario, e si batté affinché potessero avere condizioni di vita dignitose senza venire discriminati. Come vedremo più avanti, questo atteggiamento lo accompagnerà per tutta la vita.

Nel 1796 la vita di Alexander cambiò nuovamente: la (poco amata) madre mori e lasciò in eredità al figlio una grossa fortuna, che impiegò senza pensarci due volte per realizzare il suo sogno: un grande viaggio in Sudamerica per comprendere quelle "forze della natura connesse e correlate" che regolano il mondo. Nel 1799 attraversa la Spagna fino ad arrivare a La Curuna, dove si imbarcherà assieme al suo amico e collega Aimé Bonpland - naturalista e botanico francese -  a Cumanà, in Venezuela, da dove inizierà il loro straordinario viaggio.

La mappa dei viaggi di Humboldt e Aimè nelle Americhe

Humboldt, nel suo diario di viaggio (conservato nella biblioteca di stato di Berlino), annota come rimase stupefatto dai colori e dalla luminosità del Venezuela, cosa che capita ancora oggi agli europei che si recano per la prima volta nel continente sudamericano: fu in impatto sconvolgente per il trentenne Alexander, che si ritrovò immerso in una biodiversità inimmaginabile per la mentalità di un europeo, tanto che lo portò a riflettere sull'immensità della natura e delle sue manifestazioni rispetto all'uomo, che appariva insignificante di fronte a tale magnificenza.

Ma il suo entusiasmo venne smorzato da quello che vide a Cumanà: interminabili file di giovanissimi schiavi appena arrivati dall'Africa, che venivano venduti ai ricchi possidenti spagnoli. Humboldt rimase sconcertato: per lui era inaccettabile che gli uomini non venissero considerati tutti uguali, era inaccettabile il concetto di razza e di negazione dei diritti civili: una convinzione libertaria e democratica profonda, che  - come vedremo - non esiterà ad esprimere con forza anche di fronte a quella che era considerata la democrazia più salda esistente, quella degli Stati Uniti.

Nell'anno 1800 Humboldt e Aimé iniziarono la risalita del fiume Orinoco, che li tenne impegnati per ben 75 giorni e per circa 1400 miglia marine: lo scopo più importante della loro spedizione era verificare l'esistenza di un collegamento fluviale tra i due più grandi corsi d'acqua del Sudamerica, l' Orinoco e il Rio delle Amazzoni; a quell'epoca infatti si riteneva che essi non fossero in alcun modo collegati, mentre Humboldt riteneva che facessero parte di una fitta rete di canali, bacini e collegamenti ancora sconosciuti e inesplorati. 

Per Alexander addentrarsi nella foresta amazzonica era la realizzazione di un sogno che aveva sin da ragazzo: poteva finalmente toccare con mano e studiare l'ecosistema più ricco al mondo, un territorio che in Europa era considerato quasi inaccessibile e ricco di misteri e pericoli.  Fu proprio la mancanza della percezione del pericolo a spingere Humboldt a risalire l'Orinoco senza avere la minima idea di come fosse rischioso e faticoso il viaggio: a mano a mano che si addentravano verso l'entroterra dovettero affrontare malattie, caldo estremo, sciami di zanzare che non davano pace ai due esploratori (come egli stesso annotò nel suo diario)

Illustrazione di Humboldt del corso del fiume Orinoco, contenuta nel suo diario

Continuando a risalire l'Orinoco, confine naturale tra Venezuela e Colombia, i due esploratori arrivarono alle spettacolari rapide di Maipures, vera e propria porta di ingresso in un mondo sconosciuto che come le antiche colonne d'Ercole marcava un limite fino a quel momento mai oltrepassato da nessun europeo: "Hic Sunt Dracones" direbbero gli antichi romani. Ma la sete di conoscenza di Humboldt e il suo entusiasmo non si fermano davanti a niente: era uno scienziato nel senso più ampio e nobile del termine, pronto a rischiare sulla propria pelle pur di raggiungere i suoi obiettivi, sempre pronto a fare un ennesimo passo avanti quando chiunque altro studioso si sarebbe fermato; spesso di cospargeva di sostanze sconosciute per testare la loro tossicità, oppure toccava le anguille elettriche per misurare quanta corrente avevano ancora in corpo una volte tolte dall'acqua. 

Per Humboldt, trovarsi davanti a un mondo ignoto, li pronto per essere esplorato e toccato con mano, era qualcosa che lo realizzava come uomo e come esploratore: il suo nobilissimo intento era fare avanzare la conoscenza dello scibile umano a passi da gigante, e rendere disponibile le sue scoperte a tutti, senza speculazioni e senza secondi fini; è diventato un modello a cui ispirarsi proprio perché era disposto a tutto per la scienza intesa come mezzo per migliorare la condizione umana e definire il destino stesso dell'umanità.

E' grazie al viaggio sudamericano di Humboldt e Aimé che oggi abbiamo una mappatura molto precisa della regione percorsa dall'Orinoco e dal Rio delle Amazzoni: i due esploratori riuscirono infatti nel loro intento di dimostrare che i corsi d'acqua erano collegati dal canale Casiquiare, che videro con i propri occhi dopo un viaggio che divenne subito leggendario, documentato in oltre 4000 pagine di diario e corredato dalla raccolta di circa 60 mila specie di piante e fiori.

Una volta conclusa con successo questa spedizione, Humboldt e Aimé proseguono il loro viaggio alla volta di Quito, in Ecuador, per studiare da vicino il vulcano Pichincha, che scalarono con successo nel 108 fino ad arrivare a un'altezza di 4776 metri s.l.m.. Humboldt aveva iniziato la sua carriera come geologo ed era (tra le altre tantissime cose) molto interessato anche alla vulcanologia, che non era ancora la scienza che conosciamo oggi: fu il primo scienziato a ipotizzare una correlazione tra i terremoti e le attività vulcaniche, e la presenza di una sorta di "cerchio di fuoco" che collegava in profondità tutti i vulcani della dorsale sudamericana. 

Tra le tante imprese compiute dal giovane prussiano c'è stata anche la scalata al monte peruviano Chimborazo, compiuta dopo il successo del raggiungimento della vetta del Pichincha. Nel 1802 questo monte era considerata la vetta più alta di tutto il mondo, con i suoi 6310 metri s.l.m. e con suo diametro di ben venti chilometri; cifre che farebbero impallidire e desistere qualsiasi essere umano, ma non ovviamente il nostro Humboldt, che decide di scalarlo senza nessun tipo di attrezzatura specifica, e senza bombole di ossigeno.

Nell' illustrazione di Freidrich Georg Weitsch, Alexander Von Humboldt e Aimé Bonpland ai piedi del Chimborazo

La scalata dei due esploratori si ferma infatti "solo" a un dislivello di 5875 metri s.l.m. per carenza di ossigeno, ma la loro impresa rimarrà comunque nella storia, tanto da rendere Humboldt come un vero e proprio mito nell'immaginario collettivo non solo del Perù, ma di tutta l'America Latina. Ancora oggi infatti viene ricordato come colui che ha raccontato al mondo questo continente sconosciuto e misterioso, non solo nella sua flora e fauna ma anche nei suoi usi e costumi: quelli che per gli europei erano solo "selvaggi", per il tedesco erano uomini al pari dei suoi conterranei, da cui imparare il più possibile, da studiare per comprenderne le credenze, le capacità manuali, e soprattutto la conoscenza della natura in tutte le sue manifestazioni. 

Nell'immagine, la statua di Alexander Von Humboldt a Quito

La figura di Alexander Von Humboldt, quasi dimenticata in Europa, in Sudamerica fa saldamente parte del patrimonio collettivo, tanto da essere citata dallo scrittore premio Nobel Gabriel Garcia Marquez nel suo capolavoro Cent'anni di solitudine, che è a tutti gli effetti  la "summa" di tutta la mitologia e la memoria di un intero continente. Marquez infatti fa pronunciare al protagonista Aureliano Buendia la seguente frase, mentre cerca di capire qualcosa dalle parole sconnesse dello zingaro Melquiades:

"In realtà, l'unica cosa che riuscii a isolare nei borbottii catarrosi fu l'insistente martellamento della parola equinozio, equinozio, equinozio, e il nome di Alexander Von Humboldt"

Quindi il povero Melquiades non connette più tanto bene, parla per borbottii e non si ricorda più nulla, tranne il nome di quel giovane esploratore tedesco che ha fatto scoprire l'America Latina agli europei. Humboldt inoltre non seppe interpretare soltanto le piante e i vulcani, ma anche lo spirito stesso più profondo dei numerosi popoli incontrati, la loro legittima sete di libertà dai dominatori spagnoli e le vessazioni che subivano dai popoli europei. Fu da subito  convinto sostenitore dell'indipendenza delle colonie sudamericane, posizione che sostenne saldamente anche con Simon Bolivar che incontrò a Parigi nel 1804 e con cui nacque una sincera amicizia.

Nel 1804 Humboldt e Aimé salparono da Guayaquil alla volta degli Stati Uniti: anche questo fu un viaggio avventuroso, segnato da continui uragani e burrasche; alla fine riuscirono ad arrivare a Washington, dove vennero invitati alla Casa Bianca dal presidente Thomas Jefferson che, mosso da una grande curiosità personale (era un grande appassionato di scienza) e da interessi strategico politici, ascoltò con grande passione i suoi racconti. Jefferson era particolarmente interessato alle rilevazioni topografiche e agli studi condotti nei territori al confine con il Messico, che il presidente americano si accingeva ad annettere agli stati confederati.

Mappa disegnata da Humboldt in seguito agli studi e alle rilevazioni effettuate in Messico, Louisiana e Texas: la ricchezza di particolari, gli innumerevoli centri urbani segnalati, la precisione cartografico e la purezza e chiarezza del tratto rende questi documenti assolutamente straordinari e di un valore inestimabile

In realtà a quell'epoca si sapeva poco del Messico, e ancora meno di tutto quello che c'era ancora più a sud; durante quell'incontro Alexander spiegò dettagliatamente mappe e grafici con dovizia di particolari e con grande passione: era infatti convinto che la conoscenza dovesse essere condivisa, e non un sapere custodito da pochi eletti.

In seguito Humboldt venne invitato a visitare Mount Vernon, l'ex residenza di George Washington, che in quegli anni era ancora una piantagione di cotone attiva e dove venivano impiegati molti schiavi di colore. Davanti agli occhi del tedesco si ripresentò la stessa scena vista anni prima all'arrivo in Venezuela: la vista di uomini in catene sfruttati come animali e la negazione di ogni basico diritto civile disgustò come non mai il naturalista, che non poteva accettare che nel paese che si autoproclamava paladino della libertà individuale fosse tollerata la schiavitù: da quel momento le sue posizioni abolizioniste si radicalizzarono sempre di più, e si batté con tutte le sue forze contro questa piaga.

Nonostante questo suo spirito "rivoluzionario", libertario ed egualitario, Humboldt fu costretto - sempre per amore della scienza - ad accettare i compromessi e le limitazioni imposte da una vera e propria dittatura per compiere un altro, ultimo viaggio, all'età di sessant'anni: il finanziamento dello zar di Russia Nicola I gli permise di esplorare per sei mesi le regioni più remote della Russia, le steppe siberiane e gli Urali fino ad arrivare al confine con la Cina. Da uomo estremamente intelligente quale era, Humboldt sapeva bene di essere al soldo di una detestata tirannia, e di non potere agire liberamente come in Sudamerica: aveva infatti stretto un patto di non commentare la situazione politica del paese, ed era costantemente seguito da guardie armate che ne controllavano ogni passo; ciò nonostante, ancora una volta i suo ideali e i suoi nobili intenti gli fecero digerire l'amaro boccone.

Alexander passerà gli ultimi anni della sua vita a Berlino, dove si dedicò alla stesura della sua opera più ambiziosa: Il Cosmo  - un progetto di una descrizione fisica del mondo. 

Joseph Karl Stieler - Ritratto di Alexander Von Humboldt con una copia di Kosmos in mano

Si trattava di un'opera divulgativa titanica, strutturata in ben cinque tomi pubblicati dal 1845 al 1862. In questa mastodontica opera Humboldt dona al mondo in uno stile squisitamente letterario tutta la conoscenza sconfinata appresa nei suoi viaggi, tutta la genuina e idealistica passione per la scoperta, la curiosità innata per ogni manifestazione della natura, che lui concepiva come una rete di relazioni e interconnessioni, un immenso organismo vitale tenuto insieme da una unità profonda e perfettamente razionale. 

Gli argomenti trattati nei volumi danno un'idea di questa concezione "olistica" della natura, vista come organismo unitario e non come semplice somma delle sue parti; Humboldt tratta di cosmogonia, origine del nostro pianeta, elettromagnetismo, vulcanologia, attività vulcanica e terremoti, rapporto tra uomo e natura, impatto delle attività umane sui cambiamenti climatici, astronomia, costellazioni, geologia, giusto per citare alcuni degli argomenti trattati con una competenza e una chiarezza assolutamente fuori dal comune.

Questo tipo di approccio innovativo e attento alle correlazioni reciproche tra eventi e fenomeni naturali lo portò a diventare un antesignano dell'ambientalismo e un difensore degli oppressi, come abbiamo visto nel caso dei minatori, degli indigeni e degli schiavi. Humboldt denunciò a gran voce le devastazioni dei colonizzatori spagnoli: il brutale sfruttamento delle risorse, la caccia e pesca indiscriminate, la deforestazione incontrollata per fare spazio alle piantagioni di canna da zucchero e alle miniere; sono tutti temi di una attualità sconcertante, se pensiamo che sono stati formulati da un giovane prussiano alla fine del 1700.

Quella che potremo chiamare come una sorta di "coscienza ambientalista" fu la lente che Humboldt utilizzò per decifrare i nuovi mondi che scopriva: fu il primo a riconoscere l'importanza cruciale degli alberi per evitare l'erosione del suolo, bloccare le inondazioni e rinfrescare il clima; aveva un profondo rispetto per quella natura che cosi meravigliosamente si dipanava sotto i suoi occhi stupiti, una natura ancora scarsamente influenzata dall'attività distruttrice umana e che lui era conscio di avere la fortuna di scoprire.

Mentre gli altri naturalisti e viaggiatori prima di lui si fermavano dopo il primo viaggio e si facevano forti dell'esperienza maturata ergendosi come intoccabili sapienti, Humboldt non perse mai la voglia di scoprire e di raccontare con semplicità e generosità tutto, ma proprio tutto quello che aveva visto. 

E' stato il primo dei grandi divulgatori e ha regalato alla storia dell'umanità più di quanto si potrebbe immaginare: Darwin non avrebbe mai intrapreso il viaggio sul Beagle (ne ho parlato qui) se non avesse avuto un'enorme ammirazione per il lavoro di Alexander Von Humboldt; Simon Bolivàr non avrebbe forse mai capeggiato la rivolta coloniale contro la Spagna se non avesse incontrato Humboldt nel 1804 e letto i suoi libri; la Vulcanologia moderna non sarebbe la stessa senza le geniali e precoci intuizioni del tedesco e le sue eroiche scalate vulcaniche; 

Morì serenamente a 89 anni nella sua casa di Berlino, mentre stava per concludere il quinto e ultimo tomo della sua opera Il Cosmo.

La statua di Alexander Von Hunboldt posta nel campus della Humboldt University nel quartiere centrale di Mitte, a Berlino.

L'eredità di Humboldt è sconfinata, solo parzialmente riassumibile nelle oltre trecento specie di piante, centinaia di animali e addirittura un mare sulla Luna che presero il suo nome. Del giovane prussiano innamorato della scienza e della scoperta rimarrà sempre l'insegnamento più grande: la forza di un ideale di condivisione e di miglioramento individuale costante, ma soprattutto collettivo; la scienza come bene superiore a cui ambire e la meraviglia della scoperta. Nei nostri tempi di pseudoscienza, ciarlataneria e falsi esperti, dovremmo sempre ricordarci della vita straordinaria di Alexander Von Humboldt.

Due esemplari di Spheniscus humboldti, chiamati anche "i pinguini di Humboldt", diffusi lungo la costa peruviana e cilena dell'oceano pacifico. Sono specie considerate vulnerabili di rischio estinzione, se non ascoltiamo la lezione di Humboldt.






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